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La salute dove vivi

Chi cerca «i dati sanitari del mio paese» trova numeri appesi a un'entità di cui non conosce nemmeno il nome: il Servizio Sanitario pubblica per azienda, e le aziende sono centodieci contro settemilaottocento comuni. Questa app comincia da lì e arriva fino all'unica domanda che conta davvero — se le persone guariscono.

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  • Open data
  • Ministero della Salute
  • AGENAS
  • Machine learning

L'app viaggia dentro il link: si apre nel tuo browser e resta lì. Niente account, niente installazione, e nessuno dei tuoi dati passa da un server.

La pagina «La mia sanità»: il nome dell'azienda sanitaria, il bacino che serve, e quattro numeri su farmacie, consultori, ospedali e apparecchiature.
Si parte dalla domanda che nessun portale sanitario risolve: qual è la mia azienda. I primi due numeri sono del comune, gli altri due del bacino — perché in farmacia ci si va a piedi e in ospedale no.
La pagina «Chi va in ospedale»: i ricoveri per classe d'età, con una gobba sotto i sei anni e una montagna dopo i cinquantacinque.
Chi finisce ricoverato, per età. Le due gobbe hanno cause opposte: la prima è la nascita, la seconda la vecchiaia — e quello che cambia da un territorio all'altro è il rapporto fra le due.
La pagina «Come vanno le cure»: la tabella degli ospedali con casi, valore grezzo e valore aggiustato per il rischio.
L'unica misura di esito che esista. Le due colonne di destra dicono cose diverse, e capita spesso che l'aggiustato sia più alto del grezzo: vuol dire il contrario di quello che sembra.
La pagina «I confronti»: la tabella delle correlazioni fra gli indicatori delle centocinque aziende sanitarie.
Centocinque aziende, sei indicatori, e la correlazione fra ogni coppia — calcolata in Python nel browser.
La pagina «L'Italia a confronto»: due mappe coropletiche affiancate delle cento province, la mortalità standardizzata a sinistra e la speranza di vita a destra.
Le due misure che riassumono la salute di una popolazione, una accanto all'altra. Sono quasi l'una il negativo dell'altra — e fra Treviso e Caserta ci sono tre anni e mezzo di vita.

Cosa fa

Si sceglie un comune in cima — sono tutti e 7.896 — e nove pagine si riempiono.

La mia sanità risolve la domanda da cui tutto dipende: qual è l’azienda sanitaria che serve questo comune, quanti comuni condivide, e che cosa c’è vicino — farmacie e consultori nel comune, ospedali e apparecchiature nel bacino.

Chi va in ospedale è la domanda che i posti letto non toccano: la capienza dice quanto si può accogliere, non chi arriva. I ricoveri per età, come si esce (a casa, verso un’altra struttura, o no), e i traumi.

Come vanno le cure è il Programma Nazionale Esiti: mortalità a trenta giorni, femori operati in tempo, struttura per struttura e aggiustato per quanto erano gravi i pazienti arrivati.

Mente e dipendenze copre i due servizi di cui si parla di più e su cui si trovano meno numeri. Con che cosa conta medici e infermieri e disegna le TAC e le risonanze su una mappa. Quanto costa apre il bilancio di cassa dell’azienda, voce per voce.

L’Italia a confronto è l’unica pagina che non guarda un territorio ma tutti: le cento province su due mappe, la mortalità standardizzata e la speranza di vita, con i dati ISTAT. Standardizzata è la parola che conta — una provincia con molti anziani ha più morti di una giovane senza che nessuno stia peggio, e il tasso grezzo direbbe esattamente quello.

Le tre analisi, e perché sono oneste

I confronti mette le centocinque aziende sanitarie confrontabili una accanto all’altra e fa girare tre modelli nel browser: le correlazioni fra gli indicatori, il rilevamento delle anomalie, e un raggruppamento.

La pagina delle anomalie è anche una lezione su come si legge un modello, perché i due casi che trova sono tutti e due falsi allarmi, di tipo diverso. In cima escono le ASL romane con duecento letti ogni diecimila abitanti: Roma è divisa fra più aziende ma i suoi grandi ospedali servono la città intera, e al denominatore c’è solo una fetta di popolazione. Poco sotto arrivano le ATS lombarde con meno di un medico ogni diecimila: là l’ATS compra le prestazioni e il personale sta nelle ASST, che sono aziende separate.

In tutti e due i casi il modello ha trovato il denominatore, non la sanità. È per questo che una classifica automatica delle aziende non è in questa app e non ci sarà.

Le cinque cose da sapere

L’ultima pagina le elenca, e sono quelle che fanno leggere male un numero giusto: i posti letto per abitante vanno calcolati sul bacino e mai sul comune; il rapporto fra decessi e dimissioni non è la mortalità di un ospedale; le celle vuote non sono zeri ma dati oscurati per non identificare le persone; il rapporto fra medici e abitanti non è confrontabile fra regioni che organizzano il servizio in modo diverso; e un servizio molto usato non è un servizio che va male — per la salute mentale vale il contrario di quello che l’istinto suggerisce.

Da dove vengono i dati

Ministero della Salute (aziende, ospedali, posti letto, personale, apparecchiature, consultori, salute mentale, dipendenze, dimissioni ospedaliere, farmacie — tutto con licenza IODL 2.0), AGENAS (esiti delle cure), MEF (spesa delle aziende dai flussi SIOPE), ISTAT (popolazione, confini, mortalità per causa, speranza di vita e mortalità infantile per provincia).

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