Micro app componibili: costruire cose grandi con pezzi piccoli
Le soluzioni del catalogo di Reactive non sono monoliti: sono composizioni di micro app. È il concetto più importante del sistema, e merita una spiegazione per bene.
Cos’è una micro app
Una micro app è un’app Reactive con un compito solo: registrare una spesa, tenere l’anagrafica clienti, mostrare un cruscotto. È un semplice documento Markdown — poche decine di righe — che il browser compila in un’app reattiva: un form, una vista, un totale. Interfaccia minima, zero curva di apprendimento, niente menu labirintici.
Il limite apparente — “fa una cosa sola” — è la sua forza: un’app piccola si capisce al volo, si modifica senza paura e si sostituisce senza toccare il resto.
Il collante: lo spazio dati condiviso
Da sole, le micro app sarebbero isole. A tenerle insieme è lo spazio dati
condiviso: le app che dichiarano lo stesso spazio (dataId nel
frontmatter) leggono e scrivono le stesse collezioni, sul tuo dispositivo.
L’esempio più concreto è lo spazio «casa»: la micro Spese veloci — tre tocchi dal telefono — scrive nella stessa collezione che Piggybank usa per il bilancio e Hearth per le spese domestiche. Una spesa inserita una volta, tre app aggiornate. Nello spazio «studio» vale lo stesso per i clienti: l’anagrafica alimenta le trattative di Compass e le fatture di Tally.
Due regole non negoziabili governano il meccanismo:
- Consenso esplicito. Ogni app chiede il permesso prima di entrare in uno spazio condiviso, alla prima apertura. Senza consenso funziona comunque, sui suoi dati privati. E puoi revocare quando vuoi.
- Il documento non contiene mai segreti. La chiave che rende uno spazio multi-utente vive nel registro locale del browser, mai nel file: puoi condividere o pubblicare una micro app senza regalare l’accesso ai dati.
Comporre, non configurare
Una suite del catalogo si apre con un clic e arriva già composta: cruscotto, inserimento, viste, anagrafiche. Ma la composizione è tua:
- togli i pezzi che non usi (ogni micro app si elimina senza rompere le altre);
- aggiungi micro app dal catalogo — o fattele generare dall’assistente AI, che sa creare interi sistemi di micro app coordinate su richiesta;
- modifica un pezzo alla volta: ogni micro app resta un semplice file di testo, con la sua versione e il suo ciclo di vita.
È la differenza tra un gestionale da configurare e una scatola di mattoncini: non adatti te stesso all’app, componi l’app attorno a come lavori.
Multi-utente con un invito
Quando serve collaborare, l’intero spazio diventa condiviso con un solo gesto: dal menu sync generi un invito — un link o un QR da inquadrare — e chi lo accetta lavora sugli stessi dati, in tempo reale, cifrati da un capo all’altro. Non serve invitare app per app: lo spazio è uno, l’invito è uno. La spesa registrata dal telefono di un familiare compare nel bilancio sul tuo computer, e nessun server in mezzo può leggere nulla.
Perché è meglio di un’app grande
- Semplicità dove serve: chi inserisce le spese vede solo il form delle spese, non un gestionale intero.
- Coerenza dei dati: un inserimento, zero doppioni, tutte le viste aggiornate.
- Evolvibilità: si cambia un mattoncino, non si rifà il muro.
- Portabilità: ogni pezzo è un file — si esporta, si condivide, si mette sotto versione.
Prova una composizione dal catalogo — ogni scheda mostra da quali micro app è fatta — o parti dalla guida per scriverne una tua. Bastano poche righe di testo.