App del catalogo
Inclusione
Tratta dati sulla salute di minori, e questo ha deciso la forma del programma: niente esce dal dispositivo, non c'è nessun campo in cui scrivere una diagnosi, e l'unica AI che c'è dentro riformula un testo che hai già scritto tu.
L'app viaggia dentro il link: si apre nel tuo browser e resta lì. Niente account, niente installazione, e nessuno dei tuoi dati passa da un server.
Il problema
Il PEI si redige in GLO, su modelli nazionali distinti per ordine di scuola e articolati per dimensioni di osservazione; il PDP non ha un modello vincolante e ogni istituto adotta il proprio. In mezzo ci sono venti docenti che devono scrivere la stessa cosa in venti file diversi, a fine ottobre, con le scadenze addosso.
La prima cosa da dire
Questa app tratta dati relativi alla salute di minori: la categoria di rischio più alta che una scuola gestisca. La protezione non è un contorno, è ciò che ha deciso la forma del programma.
- Niente lascia il dispositivo. Tutto vive nel browser.
- Nessuna diagnosi, in nessun campo. Della certificazione si registrano ente, data e scadenza. Non c’è un campo referto e non c’è un allegato sanitario: è una scelta di costruzione, non una dimenticanza.
- L’AI non formula ipotesi sull’alunno. Le uniche due direttive AI presenti riformulano un testo già scritto da un docente e cercano nella banca delle formulazioni. Nessuna classifica, prevede o valuta.
- I riepiloghi d’istituto non hanno nomi. Contano, non elencano.
Che cosa fa
I modelli sono righe, non codice. Le dimensioni del PEI per i quattro ordini di scuola e le sezioni del PDP si modificano da una pagina dell’app, con il loro testo guida, e ogni sezione porta la sua versione: un documento approvato resta leggibile e ristampabile con il modello con cui fu redatto.
Il contributo per disciplina è una pagina a sé. Contiene solo la tabella che ogni docente curricolare compila per la propria materia — strumenti compensativi, misure dispensative, verifica, valutazione — e nessun quadro clinico-funzionale. È costruita per essere condivisa da sola.
L’estratto operativo per il consiglio di classe è una pagina con misure, strumenti e criteri di valutazione, e nient’altro: quello che serve in aula e in sede d’esame.
Obiettivi e verifiche stanno su una lavagna trascinabile per esito, con verifica intermedia e finale, e chiudono con la proposta delle risorse per l’anno successivo — la riga che alimenta la richiesta di organico.
La banca delle formulazioni riduce la digitazione, e la ricerca è semantica: «non riesce a stare attento a lungo» trova l’obiettivo sull’attenzione anche senza condividere una parola. L’indice si costruisce sul dispositivo e non lo lascia.
Un controllo segnala le somiglianze. Due sezioni di alunni diversi che condividono oltre il 60 per cento delle parole sono probabilmente la stessa sezione incollata due volte, e un PEI copiato è un PEI contestabile. Segnala; non impedisce.
Quello che non fa, ed è scritto dentro
Non archivia referti, non firma digitalmente — registra che una firma è stata raccolta, da chi e come — e non blocca un documento dopo l’approvazione: la piattaforma non ha un lucchetto per una collezione di questo browser, e dove serve davvero la risposta onesta è esportare e conservare altrove. Il controllo d’accesso per ruolo non è nel documento: la separazione forzata è quella degli spazi condivisi della piattaforma, e va decisa prima di usare l’app su dati veri.
È tua da personalizzare
Un'app è un documento Markdown: aprila, cambiala a mano o chiedi all'assistente di cambiarla per te. Quello che aggiungi resta sul tuo dispositivo.